Lei è causa di un nuovo pesante silenzio, Claudia. Un ritratto da aggiungere alla collezione d'arte. Non conosce il potere di un grido. Il suo pensiero è debole, inconsistente, invisibile come una verità a cui non si crede. Si lascia invadere come fosse un avanzo di cibo sotto un’orda di formiche. Si perde le certezze dietro la forza di un'offesa. Smarrisce l’identità dentro la sensazione di follia e di abbandono, lei è corpo in una gabbia senza sbarre. Un colibrì che sbatte contro una finestra chiusa. Lei è la più intensa Barbara Ronchi.

Respiro rumoroso, recita poesie tra sé e sé come preghiere urgenti. Pungola le prede dietro le lenti spesse. E' un invasore, un predatore, usa la poesia a suo piacimento e ne divora il garbo. E' un poeta vichingo, un chiasmo afono tra pensiero e maniera, un cortocircuito tra il pensiero e l’espressione, la sua gestualità è fuori controllo, animalesca; nell'impulso è sprovvista di grazia. Timido e strafottente allo stesso tempo, non conosce linguaggio affettivo e affida alla sua folle imprevedibilità, alle narici e ai pugni dentro cui stringe ogni cosa, la totale gestione delle giornate. Il Signor è un potentissimo Fabrizio Ferracane.

Donna prorompente, dall'energia febbrile, l'eleganza avvenente, gli sguardi taglienti in un volto costruito dalla disperazione. Dopo anni di matrimonio malato, la sua personalità è in frantumi, sa d'aver oltrepassato il limite ma cede a sbalzi schizofrenici fino a diventare crudele. Vittima e carnefice del marito, si lascia usare vivendo il tutto con estremo dolore. La Signora è una maestosa Fabrizia Sacchi.

Glaciale, chirurgico, tagliente, Sebastiano vive di leggerezza. E' attento alle apparenze, si difende dai problemi allontanandoli con agghiacciante indifferenza. E' un tipo concreto, lavora e mantiene la fidanzata che mal tollera. Quando lei inizia a manifestare insofferenza verso i coinquilini, lui non dimostra alcuna capacità di comprensione o desiderio di supporto. Resta nelle formalità, saluta e ringrazia educatamente. Lui è il fastidio, la sfiducia, l’assenza, il dolo. Ficcante, Francesco La Mantia.

STORIA

Quattro persone, due coppie. Quattro corpi che si incontrano in una casa per condividere spazi, spese e altri eccessi, alcuni molto intimi, timidi, vergognosi eppure traboccanti, incapaci di trattenersi nei confini del pudore. Quattro corpi in balìa dei pieni e dei vuoti della loro mente, dove il dialogo non è trasferimento ma suono sformato e deformante. Quattro personaggi in fuga dalla vita e da ciò che di essa non si è capaci di accettare.
La storia nasce in forma di racconto, pubblicato nel libro “Le femmine sono numeri dispari” di Francesca Tilio.
Claudia vive con il suo fidanzato all’interno di una villa decadente. Il Signor... e la Signora... sono una misteriosa coppia di cinquantenni che ha subaffittato ai ragazzi una stanza all’interno della loro casa, dove bagno e cucina sono in condivisione. L’uomo e la ragazza si ritrovano spesso soli in casa e, giorno dopo giorno, evolvono strane dinamiche di convivenza. La sensazione di Claudia di essere sorvegliata emerge da un imbarazzo palpabile che diventa tormento e resta intrappolato in un silenzio imprudente. Lasciata sola ad affrontare i suoi fantasmi, Claudia inizia a sentirsi preda di un’indefinita follia.
Disamore, incomprensione, incapacità di dialogo e assenza di tenerezza sono le quattro mura dentro cui questa storia accade.

GALLERY

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

visualizza

FILMMAKER

Federica Biondi: «Questo cortometraggio, se da un lato può sembrare il racconto di una violenza di genere, dall’altro, punta a mantenere il focus sulle quattro personalità che costruiscono, su iniezioni ripetute e quasi inconsapevoli di violenza psicologica, una storia inquietante e soffocante. Dentro l’eleganza polverosa di una casa mausoleo, proprietà di una famiglia della nobiltà decaduta, i quattro protagonisti s’incontrano e si sfuggono facendo trapelare la somiglianza tra i propri desideri e quella tra i propri traumi. Arrancano e annaspano, immersi in un’inettitudine irrecuperabile, inconsapevole tanto da sembrare malattia e fino a nuocersi a vicenda. La casa diventa campo magnetico, dove i corpi mantengono sempre una distanza minima e, dentro un’area di dolore strabordante, si contaminano, si scontrano deformandosi l’un l’altro, si contorcono, non combaciano, eppure si cercano, restando dolorosamente “vicini”. »

CREDITI

  • prodotto da: VITTORIA PESANTE e FEDERICA BIONDI
  • regia: FEDERICA BIONDI
  • sceneggiatura: FRANCESCA TILIO e FEDERICA BIONDI
  • produttore esecutivo e organizzatore generale: DANIELE GALVANI
  • direttore della fotografia: GIACOMO FRITTELLI
  • montaggio: LUCA PACCUSSE
  • musiche originali: INTERIORS (Valerio Corzani e Erica Scherl)
  • scenografia: JONATHAN SOVERCHIA
  • costumi: MASSIMILIANO GIANGROSSI e GIOVANNA FERRARA
  • suono: IVAN TONUCCI
  • aiuto regia: MICHELE COPPARI e ANGELITA FIORE
  • segretaria di edizione: SILVIA SCARPELLO
  • location manager: ALESSANDRO TESEI
  • fotografe di scena: FRANCESCA TILIO e PAOLA BLONDI
  • hairstyle: SARA CITTADINI (Elvio & Sara)
  • make-up: ARIANNA SEMPLICI e CLAUDIA CALIMICI
  • digital colorist: LORENZO AMERI
  • montaggio presa diretta e mix: GIANLUCA GASPARRINI